Il Figlio e il Servo

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Dal Vangelo secondo Matteo (12,14-21)
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».

Nel Vangelo si trovano molte somiglianze tra due termini (figlio e servo) che – per noi – sono molto distanti, ma quando vengono riferiti a Gesù divengono quasi sinonimi.
Citando il testo di Isaia, il vangelo di Matteo stabilisce uno straordinario parallelo con le due grandi teofanie evangeliche del Giordano e del Tabor, quando la voce dal cielo dice: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento (Mt 3,17).
Chi è Gesù? E’ il Figlio di Dio o il Servo di Dio?

Nella sua relazione con il Padre, vivendo un’obbedienza filiale totale e piena, per Gesù non esiste contraddizione nel vivere il suo essere figlio e il suo essere servo del Padre. Ciò che lo sostiene è l’amore e il compiacimento del Padre, che gli consente di vivere totalmente orientato a compiere la sua volontà.

Ci aiuta Paolo, nello splendido testo di Filippesi (2,6-11) a comprendere come Colui che era figlio si è spogliato dei suoi privilegi divini, ha assunto la condizione di servo e si è fatto obbediente fino alla morte di croce. Il compiacimento del Padre si compie nella glorificazione del Figlio.

Gesù, che scandalizza i farisei, i quali decretano la sua morte, ci invita a seguirlo.
Seguire Gesù, essere suoi discepoli, significa, anche per noi, vivere quell’obbedienza al Padre che ci rende suoi servi, ma che rappresenta la condizione per essere guariti e diventare – in Cristo – suoi figli.

Dal Salmo 2
Perché le genti sono in tumulto
e i popoli cospirano invano?
Insorgono i re della terra
e i prìncipi congiurano insieme
contro il Signore e il suo consacrato…

Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.
Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre più lontane.

E ora siate saggi, o sovrani;
lasciatevi correggere, o giudici della terra;
servite il Signore con timore
e rallegratevi con tremore».

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