Sperare oltre la morte

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Dal Vangelo secondo Matteo (9,18-26)
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

Abbiamo letto questo episodio nella versione di Marco domenica 1 luglio.
Il racconto di Marco è molto drammatico e ricco di particolari.
In Matteo rimane l’essenziale di questa rivelazione di Gesù come colui che ha il potere di sconfiggere la morte presente nella donna con perdite di sangue e nella bambina.
Questo è l’elemento messo in evidenza dal racconto di Matteo.
Il capo della sinagoga si rivolge a Gesù già consapevole che la figlia sia morta e forte della fiducia che Gesù abbia il potere di farla resuscitare.

A questa fede forte e salvifica della donna e del capo della sinagoga si contrappone l’atteggiamento della folla e dei flautisti che, pur ascoltando la parola di Gesù, sono incapaci di pensare a qualsiasi possibilità oltre la morte e non possono che deriderlo.

La manifestazione della vita che vince la morte richiede una fede preventiva, una disponibilità a sperare oltre la morte. E così accade.
Gesù entra nella stanza dove c’era la fanciulla e, prendendola per mano, la rialza, la restituisce alla vita, manifestando che il Signore non vuole la nostra morte, ma gode della nostra vita e proprio perché noi viviamo lui è venuto.

Ricordiamo il libro della Sapienza che abbiamo ascoltato due domeniche fa’ di cui Gesù è il compimento pieno:

Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano;
le creature del mondo sono portatrici di salvezza,
in esse non c’è veleno di morte, né il regno dei morti è sulla terra.
La giustizia infatti è immortale.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.

Dal Salmo 56
Nell’ora della paura io in te confido.
In Dio, di cui lodo la parola,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un essere di carne?

I passi del mio vagare tu li hai contati,
nel tuo otre raccogli le mie lacrime:
non sono forse scritte nel tuo libro?

Allora si ritireranno i miei nemici,
nel giorno in cui ti avrò invocato;
questo io so: che Dio è per me.

In Dio, di cui lodo la parola,
nel Signore, di cui lodo la parola,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?

Manterrò, o Dio, i voti che ti ho fatto:
ti renderò azioni di grazie,
perché hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei piedi dalla caduta,
per camminare davanti a Dio nella luce dei viventi.

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