Non ucciderai

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Mt 5,20-26

E’ l’unico comandamento che, espresso in modo assoluto, mette quasi tutti d’accordo.
Uccidere è un male, un peccato, addirittura un reato, un crimine contro l’umanità. Eppure è il peccato più diffuso sulla faccia della terra e nel corso della storia: per uccidere si spendono miliardi di euro o dollari e si cercano modi sempre più raffinati e devastanti per fare quello che tutti riconoscono – in linea di massima – che non si debba fare.

L’omicidio è un limite che una persona sana di mente difficilmente pensa di poter superare… ma Gesù richiama a tanti omicidi incruenti che si compiono quotidianamente e più volte al giorno:
– è omicidio l’offesa dell’altra persona quando la faccio morire dentro di me, quando demolisco o infango l’immagine del suo volto dinanzi ai miei occhi;
– è omicidio l’indisponibilità alla riconciliazione con qualcuno con cui si è creata un’occasione di conflitto; tale indisponibilità alla riconciliazione rende inabili a presentarsi davanti a Dio; se non mi rendo disponibile al perdono lascio che quella persona muoia dentro di me e che la relazione con quella persona si sciolga;
– è omicidio anche la non disponibilità al dialogo con l’avversario, la ricerca di un possibile accordo, la ricerca della rissa a tutti i costi …

Forse siamo tutti un po’ omicidi. Forse lo siamo stati proprio ieri; forse rischiamo di esserlo oggi.

“Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.” (Mt 5,5)

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20).

Dal Salmo 116
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.
Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore:
»Ti prego, liberami, Signore».

Sì, hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei occhi dalle lacrime, i miei piedi dalla caduta.
Io camminerò alla presenza del Signore
nella terra dei viventi.
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

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