Rivestito del perdono

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Lc 15,1-3.11-32

E’ molto difficile commentare una parabola così conosciuta senza correre il rischio di ripetere cose scontate. Per questo  mi fermerò solo su un aspetto che da un po’ di giorni mi colpisce molto.

Il figlio che fa ritorno alla casa del Padre arriva parecchio malconcio e seminudo. Il primo gesto di accoglienza che il padre compie è quello di rivestirlo, per restituirlo alla sua dignità umana e figliale.
Quel giovane uomo non aveva più alcuna dignità ; si era abbruttito tanto da desiderare di cibarsi con ciò che mangiavano i porci, animali impuri per eccellenza.
Per prima cosa, e con urgenza (presto!), quel padre lo riveste e così lo perdona.

Questo gesto mi ha fatto tornare alla mente quanto dice il libro della Genesi nel famoso racconto del peccato originale: … si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. […] 20L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi. 21Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì. (Gen 3)

L’esperienza del peccato mette l’uomo a nudo, lo spoglia della sua dignità umana e figliale, e il primo gesto che Dio compie è quello di rivestire l’uomo con tuniche fatte da Dio stesso per restituire l’uomo alla sua dignità.
Mi sembra questa una bella immagine del perdono. Quando io perdono una persona lo rivesto della sua dignità. Il perdono è un atto gratuito e non dovuto, ma devo sapere con chiarezza che, se mi astengo o rifiuto il perdono, io ho la responsabilità di lasciare l’altro nella sua nudità, nella sua mancanza di dignità. Se solo io posso perdonarlo, solo io lo posso rivestire di quella dignità umana che, a causa del peccato, rischia di perdere.

Se io non perdono, quindi, non è indifferente. Devo riconoscere che anche una “non scelta”, la scelta di non perdonare ha delle conseguenze importanti sulla vita dell’altra persona perché rischia di lasciarlo nello stato di minorità causato dal peccato; la responsabilità è sempre di chi ha subito il torto: l’unico che può perdonare.

11 Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
12 Hai mutato il mio lamento in danza,
mi hai tolto l’abito di sacco,
mi hai rivestito di gioia,
13 perché ti canti il mio cuore, senza tacere;
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. (Sal 30)

Il Signore è consapevole di questa possibilità che ha nei nostri confronti e non ci abbandona alla nostra nudità, ne’ alla semplice consapevolezza della nostra indegnità, ma, con il suo perdono, ci riveste di gioia e di forza.

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