La pietra scartata

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Mt 21,33-43.45

In questa parabola è tutto sbagliato! Non c’è una logica oggettiva. La violenza è giustificata su basi inesistenti e su pretese assolutamente fuori legge e fuori luogo.
La legge della mezzadria, in vigore anche in Italia fino al 1978, prevedeva che il padrone di un terreno ricevesse parte del raccolto secondo criteri stabiliti. Il rifiutarsi di consegnare la parte dovuta rappresenta un abuso ingiustificabile, così come la violenza perpetrata verso i servi e verso il figlio, con l’assurda pretesa di diventare eredi del terreno.
E’ tutto sbagliato!

Tutto il racconto ruota sulla visione soggettiva dei mezzadri che, con la violenza, impongono la loro pretesa di essere i beneficiari esclusivi del raccolto e del terreno.

Ma non ci comportiamo anche noi nello stesso modo con il Signore quando dimentichiamo di ringraziarlo, quando ci attribuiamo meriti che non ci spettano, quando neghiamo la sua signoria sulla nostra vita considerandoci i padroni e gli arbitri assoluti del nostro tempo, delle nostre risorse, delle nostre relazioni?

Quando con arroganza affermiamo di voler essere noi a decidere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato; quando, con la medesima arroganza, vogliamo essere giustificati e accreditati, nonostante sappiamo di non aver scelto secondo la volontà di Dio; quando ce ne freghiamo di ciò che ci è stato insegnato per fare come ci pare, … in fondo non siamo diversi da quei vignaioli e, pur non arrivando alla violenza o all’omicidio, di fatto non ci facciamo scrupoli di recidere la nostra relazione con il Signore.

A questo punto, come fulmine a ciel sereno, arriva la domanda di Gesù: Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini? La risposta sembra talmente scontata che tutti pensano che l’esito della vicenda sia quello di una punizione esemplare. Invece Gesù non acconsente a questo giudizio, ma fornisce una nuova prospettiva, talmente inedita che solo da Dio può venire.
In questa storia di ingiustizia si inserisce il mistero della pietra scartata, già evocata dal salmo 118,22, come la possibilità che Dio si da per “raddrizzare” le vicende più storte. Dio non subisce l’ingiustizia, ma non cerca una giustizia basata sulla vendetta. Egli apre una via di salvezza e di riscatto proprio a partire dagli esiti del peccato dell’uomo (la pietra scartata), peccato che Dio non vuole, ma che “prende nella sue mani” come una possibilità per riordinare la realtà secondo giustizia.

E’ il mistero pasquale che canteremo nella notte santa, quel mistero che ci fa dire: “Davvero era necessario il peccato di Adamo, che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!” (Exultet).
Questo mistero ci mostra la modalità di agire di Dio, che non combatte il male opponendo ad esso un’ulteriore violenza, ma trasformandolo da dentro e facendolo diventare un’occasione di vittoria della vita e del bene.

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