Da nemico a fratello

abbraccio (1)

Mt 5,20-26

La quaresima è conversione dello sguardo, una conversione così forte che mi porta a considerare un fratello colui che ai miei occhi potrebbe apparire solamente uno stupido o un pazzo.

La quaresima è purificazione del mio culto a Dio, un culto che -in verità – non ammette possibilità di inimicizie neppure presunte. Tanto che se il mio fratello ha qualche cosa contro di me, devo fare precedere la riconciliazione alla mia offerta.
Su questo punto sappiamo come sia difficile per tutti fare il primo passo e non accontentarsi di rimanere in quello stallo che ci porta a considerare non necessaria la riconciliazione con il fratello, custodendolo in uno spazio liminale che non è l’inimicizia, ma che rimane distanza sospettosa.

La quaresima è anche soluzione delle contese in cui sono coinvolto. Per i primi cristiani era scandaloso pensare che un giudice pagano dovesse intervenire per risolvere le contese tra due cristiani (Cfr. 1 Cor 6,1-8). E per noi? Cosa è necessario perché ci mettiamo d’accordo? Perché non possiamo adire alla conciliazione? Cosa ce lo impedisce veramente?

Certo la nostra giustizia deve avere altri punti di riferimento e non si può accontentare di “non fare nulla di male” per essere considerati giusti, come invece pensavano gli scribi e i farisei…

La quaresima è anche questo e, pensandoci bene, forse non ce la caviamo rinunciando solo a qualche cioccolatino.

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