Tempo di verità

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Mt 6,1-6.16-18

Oggi ci togliamo le maschere!
Non solo quelle del carnevale appena concluso, ma anche quelle che ci rendono ipocriti perché non corrispondono alla verità di noi stessi, ma all’immagine che ci piace gli altri abbiano di noi. Oggi comincia la quaresima: un tempo per fare verità!

Verità con noi stessi: è tempo di vedere dove e chi siamo veramente, al di là e prima di tutti i nostri buoni propositi e le nostre pie intenzioni. Se non andiamo a toccare questa verità, per quanto ci possa far male o ci possa scandalizzare, noi non riusciremo a cambiare, a convertirci. Questa quaresima, tempo favorevole che ci è dato, sarà solo un’occasione perduta (un’altra!) o un’operazione di cosmesi. 

Verità nelle relazioni con Dio: è tempo di smascherare le false immagini di Dio che io porto dentro di me, quelle che mi incutono il timore, che mi fanno essere superstizioso, quelle che non mi convincono, … è tempo di confrontarsi con il Vangelo, con il volto di quel Dio che Gesù è venuto a rivelarci; il volto di un Dio misericordioso, ma anche geloso, perché a noi ci tiene.

Verità nelle relazioni con gli altri: è tempo di rinnovare le mie relazioni; con gli amici per renderle relazioni significative e con i nemici per riconciliarmi con loro. Le relazioni che caratterizzano la mia vita possono essere tutte purificate e riportate alla verità, a partire dal quelle con le persone della mia famiglia. Una relazione non vera è una menzogna che ci rende ipocriti.

Tre piste per vivere la verità con gli altri, con Dio e con noi stessi: elemosina, preghiera e digiuno.

L’elemosina è la mia disponibilità di farmi carico degli altri rinnovando le mie relazioni da rapporti interessati (e un po’ egoisti) a relazioni di amore e di aiuto. L’elemosina è una via semplice, occasionale, non progettata, ma autentica e immediata – come sono molte relazioni che ci troviamo a vivere quotidianamente – per sentirmi responsabile del bene degli altri.

La preghiera mi rivela quale sia il mio rapporto con Dio, soprattutto la preghiera vissuta nel silenzio della mia stanza, lontano dagli sguardi curiosi di altri. In quella preghiera, anche faticosa, posso riscoprire il mio rapporto con il Signore e rinnovarlo facendo memoria di quanto il Signore ha fatto per me e invocando, con fiducia filiale, il suo aiuto.

Il digiuno è una piccola esperienza di morte e, per questo, di verità su di me. Non faccio il digiuno per dimostrare quanto sono forte, ma proprio per fare esperienza della mia fragilità, quella che mi porta a riconoscere la mia dipendenza dalle cose, dal cibo, dagli altri. Il digiuno dovrebbe smontare le mie presunzioni di autosufficienza e riportarmi ad una consapevolezza serena del mio bisogno di aiuto e sostegno anche nelle cose più scontate (per noi uomini dei paesi ricchi del mondo) come il cibo.

Un tempo di verità che il Signore ci ripresenta come una nuova opportunità. A noi la possibilità di accogliere questa occasione.

Buona quaresima.

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