Una chiave per comprendere la storia

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Lc 1,46-55

 

E’ difficile tradurre in italiano l’espressione latina Magnificat…
L’anima mia magnifica il Signore, dice Maria dopo aver ascoltato le parole di Elisabetta che le confermavano quanto era accaduto in lei e per lei.
Il Magnificat è un ringraziamento che si allarga dalla persona di Maria al mondo intero.
L’aspetto sensazionale è che, pur mantenendo tutti i verbi al passato, Maria rende grazie al Signore per quanto farà, perché ha raggiunto la consapevolezza che quanto è appena iniziato in lei è già il compimento di tutte le promesse di Dio, quelle fatte ad Abramo e alla sua discendenza.

Il Magnificat non è solo una bella preghiera, ma è la chiave di lettura della storia dell’umanità. Alla luce dell’Incarnazione del Verbo di Dio, tutta la storia assume un significato nuovo e diviene definitivamente storia di salvezza: gli equilibri si ribaltano e il tempo dei superbi e dei prepotenti è inesorabilmente segnato.
In qualche modo il Regno di Dio è già compiuto, anche se siamo solamente all’inizio di una vicenda che dovrà passare attraverso la Pasqua di morte e di risurrezione.

Maria, piena di Spirito Santo e sollecitata da Elisabetta, profetizza il destino della storia; dichiara le intenzioni di Dio, proprio a partire dalla sua esperienza di Dio, dalla consapevolezza di ciò che l’Onnipotente ha fatto in lei.
Ella stessa diventa la prova provata che un nuovo tempo è iniziato; ella, umile serva, è chiamata ad essere detta beata da tutte le generazioni, perché l’Onnipotente ha fatto in lei cose grandi, le stesse che il Signore si prepara a fare nel mondo per stabilire il suo Regno.

Non è un caso che, nella storia recente, le comunità ecclesiali di base dell’America Latina avessero trovato nel Magnificat il manifesto per una speranza di riscatto per i più poveri ed oppressi, e che questo testo fosse inviso e censurato da molte dittature totalitarie.

Nel Magnificat si compiono le parabole del Regno di Dio, in particolare quelle del seme: 
«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27 dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28 Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29 e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». (Mc 4,26-29)

Nel seme piantato nel terreno il “destino” della spiga è già segnato, anche se, nel tempo della semina, tutto il processo deve ancora avvenire; ma nel seme è già presente tutto quello che si realizzerà nella storia di quel seme piantato nel terreno.
Il Magnificat sgorga da un Parola accolta nel grembo di Maria; quella Parola si è fatta carne e porta frutto di pace, giustizia e liberazione per l’umanità intera,  … per la misericordia e la potenza di Dio.

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