Lingua muta vs Amen

Lc 1,5-38

Le due annunciazioni possono essere lette in parallelo. La prima coinvolge Zaccaria, sacerdote della classe di Abìa, sposo di Elisabetta; due sposi giusti e osservanti della legge, ma sofferenti a causa dell’impossibilità di avere figli.
La seconda, la più famosa, riguarda la Vergine Maria, chiamata a divenire la Madre di Dio.

Le due annunciazioni sono molto simili riguardo il contenuto dell’annuncio, riguardo alla reazione emotiva del destinatario dell’annuncio e in tanti altri aspetti… c’è però un particolare che ci lascia perplessi: la lingua muta di Zaccaria.
A noi sembra che non ci siano grandi differenze tra quanto detto dal Maria e quanto detto da Zaccaria, i quali di fronte all’annuncio della nascita/concepimento, rimangono ambedue turbati e domandano come sia possibile, visti gli impedimenti soggettivi.

In realtà, la differenza può essere notata nell’atteggiamento interiore: mentre Zaccaria, che aveva pregato il Signore perché gli donasse un figlio, pone delle obiezioni, Maria domanda spiegazioni, ma subito accoglie la proposta di Dio, pronunciando il suo Amen!

La lingua muta di Zaccaria, che pure aveva pronunciato una preghiera di invocazione, una richiesta di aiuto verso il Signore, è il segno di una difficoltà dell’uomo ad ascoltare ed accogliere la proposta di Dio.
Se il cuore non è libero, se l’orecchio non è aperto, anche la lingua rimane muta.
C’è una difficoltà a lasciarsi coinvolgere dal Signore.
Spesso quando chiediamo un dono al Signore, non ci rendiamo conto che quel dono, una volta ricevuto, ci mette in discussione, ci cambia, ci chiede di convertirci.
La paternità di Zaccaria è il segno che qualcosa nella sua vita sarebbe cambiato. In quel clima così ordinato – di cui i turni di servizio sacerdotale al tempio sono uno spaccato – tutto sarebbe stato stravolto e Zaccaria, in questa fase, pone delle obiezioni perché, a differenza della moglie, il suo cuore forse si è rassegnato alla sterilità, che è triste, ma, ormai, rassicurante.
Siamo nella stessa situazione della guarigione compiuta da Gesù in Gv 5, quando domanda a quel paralitico che è al bordo della piscina: “Vuoi guarire?”, sei disposto a prendere la tua barella sulle spalle, a ripartire con la tua vita?
L’obiezione di Zaccaria può essere segno di questa fatica a lasciarsi coinvolgere dal dono di Dio. Per questo ha bisogno di fare spazio dentro di sé, di essere riportato all’ascolto fiducioso e obbediente.
Il silenzio è la sua terapia per prepararsi ad accogliere Giovanni.

Molto diverso è l’atteggiamento di Maria che vuole comprendere ma non si sottrae all’azione del Signore, che con tutto il subbuglio del cuore, si lascia coinvolgere mettendo in gioco la sua libertà.
Molto bello il testo di san Bernardo proposto oggi come commento nell’Ufficio delle letture:

Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L’angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l’ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione.
Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita (…)
O Vergine, da’ presto la risposta. Rispondi sollecitamente all’angelo, anzi, attraverso l’angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna.
Perché tardi? perché temi? Credi all’opera del Signore, dà il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola. Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta(…) 
«Ecco», dice, «sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38).

In ebraico basta una parola: Amen! E tutto cambia.

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