Pentimento, fede e azione

vigna

Mt 21,28-32

La coerenza non è un valore assoluto. Ambedue i figli sono incoerenti, ma il primo lo è in modo positivo perché si pente e decide, dopo, di compiere quel desiderio del padre che, in principio, aveva rifiutato.
Meglio sarebbe stato dire sì e andare, ma quello che conta è, comunque, fare la volontà del padre: Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (Mt 7,21)

Il processo che fa passare da un no ad un sì sembra svolgersi attraverso tre fasi:
il pentimento: è l’analisi e la verifica della scelta compiuta, con il giudizio che è stata una scelta sbagliata e il dispiacere per avere compiuto una scelta sbagliata. E’ il primo passo, necessario, ma non sufficiente.
la fede: se ho fatto una scelta sbagliata non è perché sono stupido e non capisco, ma perché in quella scelta ho preso il punto di riferimento sbagliato; invece di prendere come riferimento “il pensiero di Cristo”, ho pensato e compiuto scelte in base al altri criteri: 22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». (Mt 16,22-23) Una volta valutata come sbagliata la scelta compiuta, occorre fare la scelta di fidarsi del Signore, di assumere lui come punto di riferimento per le scelte.
azione: anche la fede, senza le opere è un nulla! Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. (Gc 2,26). E’ necessario passare ad un’azione contraria alla prima scelta, compiuta secondo altri criteri e altri punti di riferimento. E’ solo con l’azione che noi compiamo il processo di pentimento-fede-azione, un processo che può vivere chiunque, anche persone che si trovano ai margini o hanno vissuto nel peccato… se vivono questo rinnovamento sono rinnovati loro stessi.

I capi dei sacerdoti e gli scribi, pur essendo uomini religiosi, non hanno sperimentato al dolcezza della misericordia di Dio che è capace di rinnovare anche i peccatori e ad aiutarli a compiere un nuovo cammino di libertà e di pace, cosa che invece hanno scoperto i pubblicani e le prostitute che – proprio per questo – passano loro avanti nel Regno.

Dio manda anche i suoi profeti per aiutarci a riconoscere la sua volontà. A loro occorre prestare ascolto cogliendo le loro parole come l’opportunità che ci è data per credere, pentirci e agire diversamente.

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