Seconda password: CONVERSIONE

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Mt 3.1-12

Giunge forte alle nostre orecchie l’ammonimento della voce che nel deserto grida: “Convertitevi!“, rivolgendosi proprio a noi. Giovanni il Battista con grande passione ci dice: “Cambiate strada; non continuate a percorrere la via che state facendo perché non vi porta là dove volete andare”.

La cosa bella della conversione è che consente di avere più chiara la meta del cammino. Se non sai dove andare, una strada vale l’altra; ma se conosci la meta del tuo viaggio, allora devi percorrere una certa strada, altrimenti rischi di perderti e di non raggiungere la meta, anzi di allontanarti nella direzione opposta.

Il richiamo alla conversione, dunque, vale per chi ha compreso bene dove vuole arrivare. Qui si pone il valore della figura di Giovanni o di ogni altro profeta; essi sono uomini e donne che hanno già raggiunto quella meta e, con competenza, possono indicare ad altri la strada da percorrere.

Che Giovanni sia uno che è già arrivato alla meta, lo si vede perché vive in pieno la prima password, quella della sobrietà; sembra che abbia già udito quelle parole di Gesù che, nel vangelo di Matteo dicono:

…non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.

Giovanni veste con povertà, in modo essenziale e si ciba in modo altrettanto essenziale di quello che la natura offre: non sono quelle le sue preoccupazioni! Egli cerca il regno di Dio e cerca di orientare al Regno coloro che gli sono affidati.
Per questa passione che vive, Giovani si arrabbia molto con i Farisei che ritengono di non aver bisogno di conversione, perché presumono che quello che sono sia sufficiente. A loro Giovanni annuncia il tempo del giudizio che sarà onesto e nessuno potrà dire: “ma come, proprio a me?” o “Lei non sa chi sono io!” accampando meriti o privilegi che, nella logica del regno di Dio non esistono.

Il tempo dell’Avvento è un tempo propizio per ridefinire la meta verso cui siamo incamminati. Se non abbiamo chiarezza sulla meta siamo uomini e donne che vagano senza un obiettivo, come dei “persi”. Non c’è invito alla conversione che possa valere per i “persi”. Ma se abbiamo chiara la meta, se ci interessa condividere la gioia del Regno annunciata da Isaia nella prima lettura, allora è importante imboccare la strada giusta, anche se è in salita o chiede dei sacrifici.

Chiediamo al Signore di aiutarci a riconoscere con attenzione la nostra meta e a cogliere tutti i suggerimenti e i richiami alla conversione che ci consentono di raggiungerla.

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