Subito

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Mt 4,18-22

La parola che caratterizza le prima chiamata di Gesù è la parola SUBITO.
Subito lasciate le reti, … subito lasciata la barca e il padre,… subito si alzò e lo seguì (Matteo).
C’è un senso di urgenza e una immediatezza nella risposta che ci mette un po’ in imbarazzo. Cosa avranno compreso quei quattro uomini per mettersi in gioco in modo così immediato? Quale parola o gesto di Gesù li avrà persuasi che valesse la pena lasciare tutto per seguire quel rabbì?

La risposta a tutte queste domande non l’abbiamo, ma, facendo riferimento a quanto viviamo noi, possiamo provare a dire qualcosa.
– una risposta così immediata è tipica di una dinamica di innamoramento, quasi un colpo di fulmine che consente di concentrarsi in modo totalizzante su una sola dimensione, relativizzando tutte le altre;
– il lasciare le cose che fino a quel momento si consideravano primarie (relazioni familiari, lavoro e strumenti del lavoro) significa che si intravede uno scenario completamente diverso per il quale tutto il resto perde di valore; lo dice anche Paolo nella lettera ai Filippesi: “Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo” (Fil 3,8); sembrerebbe proprio questo l’atteggiamento di questi primi discepoli;

Che cosa lasciano? Le reti, la barca e il padre.
Le reti e la barca sono gli strumenti del lavoro, sono il capitale da cui dipende il lavoro. Non vengono riposte in attesa di un possibile nuovo utilizzo, ma semplicemente lasciate, come se nella prospettiva futura non avessero più alcun significato nella vita di quegli uomini.
Il padre è il segno delle relazioni familiari, quelle che ci caratterizzano e ci identificano. Nel mondo ebraico ognuno veniva identificato anche con il nome del padre. Lasciare il padre significa ritrovarsi in una identità completamente nuova; non è un caso che Gesù cambi il nome ad alcuni dei suoi discepoli proprio per rappresentare in modo efficace questa vita nuova che inizia nella sequela di Lui.

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Pescatori di uomini: continuità e discontinuità.
La frase di Gesù è misteriosa perché non appartiene all’esperienza comune: non esistono pescatori di uomini. Eppure questa espressione ha il pregio di accogliere qualcosa che era proprio di quegli uomini (Simone sarà chiamato spesso il pescatore, anche quando si trova a Roma e sono anni che non pesca più), qualcosa che li rappresentava nella loro vita, nelle loro competenze, nella loro dignità; ma l’orizzonte di impegno è totalmente diverso. Non ai pesci occorre pensare , ma agli uomini che vanno inseguiti e pescati con perizia per immetterli nelle acque della vita.


Andrea
, fratello di Simone il pescatore, che insieme a lui e a Giacomo e Giovanni hanno accolto l’invito di Gesù a seguirlo, possa aiutarci a rispondere subito con dei gesti concreti alla chiamata che il Signore ci rivolge.

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