Prima password: SOBRIETA’

acqua

Ho pensato di percorrere il tempo dell’avvento con quattro password, quattro parole sintetiche che esprimono il significato dell’itinerario che la liturgia desidera proporci. Questa sintesi la faccio soprattutto per i bambini della mia parrocchia, ma ha un valore anche per me, e forse per altri, perché è più facile tenere a mente una sola parola, rispetto ad un lungo discorso.

Mt 24,37-44

Non ci piace la sobrietà!
Ci sembra insensata e moralista!
Noi siamo figli e nipoti di un’epoca di opulenza e di abbondanza, e la crisi non ci ha convertito se non siamo stati costretti dalle circostanze.
Come ai tempi di Noé anche ai nostri giorni accade che si mangi e si beva perché prevale la logica del “chi vuol esser lieto sia, del doman non c’è certezza!“.
Di fronte alla precarietà e all’incertezza del futuro si sceglie la via dell’alienazione: non pensiamoci, freghiamocene, tanto vale divertirsi.

Per noi credenti questa logica è poco convincente perché noi sappiamo cosa accadrà nel futuro!
Accadrà quello che ci hanno annunciato i profeti e che Gesù ha confermato; accadrà che il Signore instaurerà con potenza il suo Regno e sarà una grande festa alla quale siamo invitati.
Per noi non c’è incertezza di futuro in senso assoluto, perché crediamo che il Signore e il suo Regno saranno la parola definitiva sulla storia del mondo. Lo ricorda Isaia con questa bellissima immagine che coinvolge tutti i popoli della terra: Is 2,1-5

Questa consapevolezza e questa attesa giustifica la sobrietà a cui siamo invitati che, altrimenti risulterebbe davvero moralista.

Sento che soprattutto le ragazze quando si cena insieme dicono: “ne prenderei ancora, ma voglio lasciare un po’ di spazio per il dolce!“.
Mi sembra che questo atteggiamento sia lo stesso invito alla sobrietà che ci viene dal Vangelo; l’attenzione al rendersi pronti per ciò che tu sai deve accadere.

Se vivessimo nell’ignoranza di ciò che ci attende, sarebbe giustificato ogni accaparramento di beni: godi finché puoi si direbbe!
Ma se conosciamo cosa ci attende, non siamo giustificati e un atteggiamento del genere risulterebbe del tutto stolto.
Chi di noi si abbufferebbe prima di partecipare ad un pranzo di nozze o ad una cena importante? Non sarebbe considerato sciocco uno che si siede a tavola in una festa incapace di mangiare perché è già troppo pieno?
Conoscendo la promessa del Signore e l’invito alla festa che ci è stato “recapitato”, viviamo un’attesa caratterizzata dalla sobrietà per essere pronti a sederci a quella tavola ove ogni fame e sete saranno saziati.

Rimane una domanda curiosa.
Gesù dice nel Vangelo: due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata…
Tra i/le due, chi sarà colui o colei che dobbiamo considerare più fortunato/a? Chi viene preso/a o chi viene lasciata/o?
Dalla risposta a questa domanda si riconosce l’immagine che abbiamo di Dio e del suo Regno.

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