Inutile

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Lc 17,7-10

“Inutile” è la parola che ci spaventa maggiormente!
Non ci spaventa la fatica e neanche il dolore, ma l’inutilità la giudichiamo inaccettabile.
Gesù ci chiede di riconoscerci come “servi inutili” (o meglio non necessari) per comprendere il nostro giusto rapporto con il Regno di Dio.

La nostra presunzione e superbia, spesso ci ha portati a ritenerci indispensabili non solo individualmente, ma anche come umanità: cosa farebbe Dio senza di noi?!
Da qui a pensare di poter riscuotere dei crediti presso Dio, il passo è veramente molto breve. A questa presunzione Gesù risponde aiutandoci a comprendere quale sia il nostro vero posto: siamo solo servi, e per di più non necessari a Dio.

Questa presa di coscienza ci è necessaria per arrivare ad una purificazione del nostro rapporto con Dio, per liberarci dalla “sindrome della Torre di Babele” che ci porta a presumere di poterci mettere la posto di Dio grazie al nostro genio e alle nostre capacità tecniche. Ma è solo il primo passaggio a cui Gesù ci invita nel cammino di sequela.

Il secondo passaggio è dato dal Vangelo delle beatitudini in cui la povertà di spirito div iene condizione per entrare nel regno dei cieli. Sappiamo che le Beatitudini vanno interpretate alla luce di Gesù, vero uomo delle Beatitudini. E’ lui il vero povero in spirito, il mite, il perseguitato, l’affamato/assetato di giustizia, l’operatore di pace, il puro di cuore in cui non c’è malizia. Nelle beatitudini scopriamo che questa povertà di spirito (sinonimo della inutilità e della incapacità a provvedere a se stessi) è una condizione essenziale per vivere la felicità promessa; allora essere servi inutili diventa non solo una condizione di verità, ma addirittura una possibilità.

Il terzo passaggio che Gesù propone ai suoi discepoli e di entrare in un livello di relazione più ampio: “Non vi chiamo più servi, ma amici, perché vi ho fatto conoscere tutto ciò che ho udito dal Padre” (Gv 15). Come dire: siete servi non necessari, ma potete riconoscere l’amore e la benevolenza di Dio che da servi vi ha chiamati ad essere amici e figli.

La presa di coscienza del nostro essere servi inutili diventa il primo passo e la condizione necessaria per scoprire il dono di Dio.
E’ lo stesso percorso che ha fatto Gesù: lui ha spogliato se stesso, assumendo la condizione di servo per diventare nostro amico (Cfr. Fil 2,6-11); lui si è fatto povero per arricchirci per mezzo della sua povertà (Cfr. Rom 10). Chi vuol essere suo discepolo lo deve seguire sulla medesima strada.

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