La gratitudine che salva


Lc 17,11-19

In realtà è la fede che salva. Lo dice chiaramente Gesù al lebbroso che ritorna a ringraziarlo, così come lo aveva detto alla donna  peccatrice (Lc 7,50) e all’emorroissa (Lc 8,48). In questo racconto però c’è un elemento che aiuta a manifestare la fede in un modo particolare.

Tutti dieci i lebbrosi della parabola avevano avuto fede nella parola di Gesù; obbedendo all’indicazione del Signore, mentre ancora erano ammalati, si erano avviati verso Gerusalemme per ricevere la certificazione della loro guarigione: lungo la strada sperimenteranno la guarigione di Gesù.
Il gruppo si divide: nove continuano il cammino verso Gerusalemme per completare “le pratiche della guarigione” ed essere riammessi in famiglia e nel contesto sociale, mentre uno ritorna da Gesù per lodare Dio e ringraziarlo.

A questo punto il Vangelo mette in evidenza il rammarico di Gesù: solo uno, per di più uno straniero, è tornato per rendere gloria a Dio: lui sarà non solo guarito, ma anche salvato. Perché?

Perché Gesù non si accontenta della guarigione fisica, ma desidera riportare l’uomo alla relazione con Dio.
Come nel racconto della donna emorroissa (Lc 8) Gesù si ferma e la cerca in mezzo alla folla, perché desidera incontrarla, stabilire un contatto; egli vuole salvare quella donna (che a causa della malattia era esclusa da ogni contatto umano) e non solo sanarla. Anche nel caso di questo uomo samaritano, Gesù gode dell’incontro che lo salva e che ristabilisce una relazione vera con Dio, una relazione che coinvolge proprio lui che, probabilmente, proprio a causa della malattia, si era sentito maledetto e scartato da Dio.

Il Signore non si accontenta di risolverci i problemi, ma desidera rivelarci il volto di Dio amore, che può guarirci dalle nostre infermità, ma può anche salvare la nostra vita dal naufragio della disperazione, del senso di abbandono, dalla percezione di essere in balia di noi stessi, senza che nessuno, neppure Dio, ci possa venire in aiuto.

Mi colpisce molto questa frase del messale che ripetiamo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia: “È veramente cosa buona giusta, è nostro dovere e fonte di salvezza rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno”.
Anche per noi la via della gratitudine può diventare una via di salvezza, una via per conoscere Dio e il suo amore per noi.
In fondo anche Gesù lo dice: “questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio e clou che hai mandato, Gesù Cristo tuo Figlio” (Gv  17,3).

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