L’imperdonabile stoltezza

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Mt 25,1-13

La stoltezza nella Bibbia è imperdonabile perché non è paragonabile alla superficialità o alla leggerezza. La stoltezza è l’atteggiamento di chi vive facendo riferimento puramente a sé stesso, come se Dio non esistesse. Lo stolto è colui che è dio a se stesso, è l’idolatra che rinnega Dio per crearsi un dio a propria immagine e a proprio uso e consumo.
Ritroviamo nella Bibbia testi molto duri contro lo stolto, perché lo stolto è un individuo pericoloso: rinnegando la presenza di Dio, serve gli idoli o se stesso, portando alla rovina, se stesso, il suo popolo e la realtà intera.
C’è un salmo (Sal 53) molto eloquente sul giudizio nei confronti dello stolto:

2Lo stolto pensa: «Dio non esiste».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli, nessuno fa il bene.
3Dio dal cielo si china sui figli dell’uomo
per vedere se c’è un uomo saggio che cerca Dio.
4Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; nessuno fa il bene; neppure uno.
5Non comprendono forse i malfattori
che divorano il mio popolo come il pane e non invocano Dio?
6Hanno tremato di spavento, là dove non c’era da temere.
Dio ha disperso le ossa degli aggressori,
sono confusi perché Dio li ha respinti.
7Chi manderà da Sion la salvezza di Israele?
Quando Dio farà tornare i deportati del suo popolo,
esulterà Giacobbe, gioirà Israele.

Corruzione, frode, inganno … questa è la caratteristica dello stolto e dell’empio.

Per noi è difficile comprendere questa parabola: siamo portati ad essere solidali con quelle cinque “superficialotte” che non hanno l’olio e ci verrebbe da recriminare contro l’egoismo e l’intransigenza delle cinque “sagge” che non lo condividono.
Ma nella parabola la saggezza non si può condividere con chi ha vissuto nella stoltezza e nell’empietà. Si tratta proprio di una logica di vita contrapposta.
C’è un luogo dove acquisire olio e sapienza, ma occorre fare tutto il percorso senza scorciatoie, senza “campare sulle spalle altrui”.

Non vi conosco” dice il Signore che ha chiuso la porta. E’ la stessa frase che ha rivolto a coloro che non hanno accolto l’invito di passare per la porta stretta (operatori di ingiustizia) o a colui che ha accolto l’invito di andare alle nozze, ma senza l’abito nuziale.
Non si può partecipare alla festa del Regno alle nostre condizioni. L’accogliere l’invito del Signore – che è rivolto a tutti – comporta una conversione da ogni empietà e stoltezza, richiede delle scelte impegnative, richiede di trasformare la propria vita e farsi trovare pronti, vigilanti e con le lampade accese.

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